cotonfioc

amo pochissime cose e la maggior parte non sono persone

SEASON 5

He overheard one saying we should
turn it up a notch for season 5
like all this thing about the Uni
Is been going on forever
Can’t any of his friend get sick and die
That year the ratings were amazing
or maybe we should try with a crossover episode
so he reached out of his fishbowl universe
tearing out reality itself
he said you t.v. people have no soul at all
ye but really a crossover episode?
what is it the 60’s?

Pesci –

Le parole stanno sul fondo dell’acqua alta e le cose ci tengono a galla. Ora stiamo in superficie di questo stagno profondo e sopra non c’è quasi niente. Quando sono distratto non ho niente da dire: posso solo descrivere quello che succede. Quando sto fermo invece mi spavento per le cose che si muovono nel buio. Forse il resto della vita lo faccio a galla ed è passato il tempo in cui ero un pesce con la bocca enorme, e dentro la bocca una luce, che sembra una lucciola e invece è un’esca.

Scrivetelo nel cielo con le scie degli aeroplani: le parole sono sempre un’esca.

St. Peter’s Butcherbirds – I WRKD A LITTLE IN THE 90’s

I realized nothing I did was ever worth it
and when you told me I thought it was jealousy talking
because I was quite happy of how things turned out back then
I planned my whole retirement on a single radio hit
and I thought I’ll do some telly I’ll get my hairline refilled
bloated face dumb ass parties wine and sleeping pills
but now it seems I have to get a real job
can you imagine that? me, St. Peter!
working side by side with the scum that beat me up in Manchester
with the same fucks that kicked me when I was down
they hit me so hard my right eye turned black and blind

I WORKED A LITTLE IN THE 90’s
NOT AT ALL IN THE 80’s
IF THE 70’s COME AROUND AGAIN
I’LL BE CONSACRATED

Back then every song seemed to be about taking advantage of underage girls
the kind of thing that can get you flayed on a public square today
but we were actually trying to feed on the youth of your sons and daughters
and you can the hide the worst instincts of mankind behind some rocknroll music
now I thought I was relevant felt like I’m relevant discovered I’m not relevant anymore
some fat fuck from Italy writes me an e-mail saying he’ll pay for a whole album

“if you send me the vocals I think I can fix it all at home
I’ve got a proper studio now with a laptop and everything”
“I think it’s the kind of stuff people really dig nowadays”
“+ I don’t think anybody knows you in Italy”

I WORKED A LITTLE IN THE 90’s
NOT AT ALL IN THE 80’s
IF THE 70’s COME AROUND AGAIN
I’LL BE CONSACRATED

St. Peter’s Butcherbird – Andrey Mak died in his late teens

How can somebody as coward as me
Slip through the cogs of this terrifying machine
and come out the other side
still resembling a human being

I lost my edge
I never knew if I had one
Whatever part of me you held
Must have sharpened
‘till it cut your fingers right off

but I want to live without hurting nobody
but I want to live without hurting nobody
but I want to live without hurting nobody
and if that can’t be done I’ll just die

I lost my edge
I never knew I had one
Whatever part of me you held
Must have grown slippery

but I want to live without hurting nobody
but I want to live without hurting nobody
but I want to live without hurting nobody
and if that can’t be done I’ll just die

One of this days my prayers will be answered
a beautiful girl as an angel of vengeance
will say: “you died in your sleep when you were seventeen
and the ocean swallowed the world”

so much pain we have avoided
so much bullshit and lies
and early day desperate
motherly sighs
and gazes down into the raging waters
(why am I so scared of the ocean?)

I’m every girl that you’ve known
all the blow that you blown
every minute you spent looking so far below
wanting to jump into the raging waters
(why am I so scared of the ocean?)

YOU DIED IN YOUR SLEEP WHEN YOU WERE SEVENTEEN
YOU DIED IN YOUR SLEEP WHEN YOU WERE SEVENTEEN
YOU DIED IN YOUR SLEEP WHEN YOU WERE SEVENTEEN
AND THE OCEAN SWALLOWED THE WORLD.

St. Peters Butcherbirds – Nest

And then I grew a cancer in my throat
Not from the countless cigarettes I smoked
at night at dawn never my own and on an empty stomach

But from the time when I moved my neck
As I was trying to kiss
A girl that had made her thistle nest
at the center of my best friend heart
at the center of my best friend heart

because I was so weak and I was so scared
And fear can make you turn so vile
I would have done anything when the dark tide moved in
and I felt that I wanted to die
and I felt that I wanted to die

every day I’ll wake up in this world
pulsing with this evil heat
I’ll say to every person that I met in my life
I’m sorry I tried to kiss you
but I wish I did
I’m sorry I tried
but I wish a did

Kaiju 6

La notte sogna di camminare con lei nella città distrutta. Vede i rottami degli aeroplani da guerra e il fumo denso nella piazza e la statua di Garibaldi miracolosamente intatta tra le rovine. Il grande palazzo dove c’era il cinema è spaccato a metà e dentro acchiocciati come ragni affogati ci sono dei corpi umani. Rompono una vetrina e rubano una bottiglia di vino. Guardano il mare enorme e non c’è più niente che dorme nel porto.

La mattina lo sveglia il fischio del bollitore elettrico ma per un tempo che sembra infinito rimane a letto. Oltre la porta la vede eseguire con calma le posizioni della meditazione obbligatoria, da “riporta la Tigre sulla Montagna” a “prendere un Ago sul fondo del Mare”. Stanno zitti mentre, in una sfrontata infrazione del protocollo, lei accudisce entrambi i draghetti elettronici che le stanno appoggiati davanti con i musi inespressivi e la luce azzurra degli schermi sui loro stomaci e sembrano bambini buoni e silenziosi. Poi gli appoggia le labbra sulla fronte e gli dice che ha avuto la febbre alta. Non c’è stata nessuna bomba e nessun boato. I vetri sono tutti interi e lo ha trovato steso a terra, in salotto, madido di sudore, che guaiva come un cane azzoppato. Ci mette un po’ di tempo a decidere di lasciarlo solo, rimane sulla porta a guardarlo mentre lui stringe gli occhi cercando di ricordare. Quando rimane da solo la casa si riempie della vibrazione del battito o respiro della cosa e per la prima volta lo aiuta a dormire e stavolta non sogna nulla. Dorme come un morto, sprofondato nel materasso, come se pesasse una tonnellata.

Il giorno della sparizione della Corsica lui e suo fratello erano rimasti a bocca aperta davanti alla televisione che trasmetteva immagini surreali delle spiagge di tutto il mediterraneo completamente secche fino all’orizzonte, le navi rovesciate nei porti e nel cielo una specie di tremenda massa elettrica che sfarfallava come la luce veloce e bianca di una discoteca. Si erano accorti di avere entrambi le mani sulle tempie in una nuova posizione, laica, di preghiera. Tutti erano così stupefatti che nessuno aveva spazio dentro per nessun’altra sensazione. E allora aveva lasciato le cose nel piatto ed aveva guidato fino alla scuola media assegnata all’arruolamento prima che chiunque sapesse che cosa gli avrebbero chiesto di fare. Nel palazzo grigio che sembrava una sala elettorale straordinariamente piena lo avevano sottoposto a test bizzarri insieme a una ragazza con i capelli neri. Ad entrambi avevano sorriso e avevano chiesto di rimanere nell’edificio fino alla sera. Gli avevano dato dei braccialetti verdi e chiesto di indossarli bene in vista. Nella sala comune si erano accorti di essere gli unici ad averli. Lei aveva un vestito largo e sottile e quando si alzò di scatto come per andarsene e svenne lui non fece in tempo a impedire che cadesse lunga distesa.

 

NVR

Never was much of a dancer
But I danced an awful lot
Flailing my arms all around
And you always had a way
Of dancing by not dancing at all
And it made me feel so happy
It made me feel so whole

Never was much of a lover
But some lucky turns of events
Have seen me fall into the arms
Of girls you would say were goodlooking
And they all tried to hold me
And they all cried when I left
And they all, slowly
Became my mother

Never was much of a person
But I danced an awful lot
Flailing my arms all around

But there’s no one in the whole world
Who can say I didn’t empty my glass
I was always the last to leave

Where’s my medal for that?

Your heart is clean

Quindi mi dice che è del Gambia e mi dice che il president is a bad man you can look it on the internet (https://en.m.wikipedia.org/wiki/The_Gambia) e poi mi dice you a good man I can see your heart is clean e io gli dico che mi conosce da troppo poco. Mi dice there’s trouble in my country they kill each other like boom boom. Gli dico che siamo molto lucky e che è difficile tenere il cuore pulito quando sei fortunato. Diciamo che cerchiamo di essere buoni perché Dio ci vede e ci battiamo il pugno e mi chiede due euro e glieli do e ai nostri piedi ci sono oceani di sangue e sopra di noi il niente che preme.

Valle con sassi: freno a mano

Dopo aver finito le faccende in casa aiuta il fratello piccolo con un livello di Zelda difficilissimo, quando sbagliano si abbracciano nervosissimi e il piccolo dice il corrispettivo dei bestemmioni di uno che ha nove anni. Poi cucina il riso e legge un capitolo di meridiano di sangue, quando la famiglia è a casa lo mette nei piatti e mangiano insieme senza parlare. Si mette a scrivere e a bere, e durante il viaggio di ritorno parla tantissimo anche se a molti non interessa. Come ogni giorno ferma la macchina nella discesa ripida, ad un metro dal cancello verde, fruga nelle tasche e poi capicolla dalla macchina per aprirlo. Quando ha le chiavi nella serratura la macchina scende pigramente in avanti stritolandogli entrambe le gambe all’altezza del ginocchio come una cesoia tanto che cade di schiena sul cofano, i moncherini inutili, le braccia come quelle di un epilettico la bocca piena di schiuma (s’è morso forte la lingua) e forse un mugolio ma per il resto nemmeno un suono. Si scuote la per un po’ come una carpa in secca e poi smette.

Con pazienza i gatti di valle con sassi lo ricompongono come un pupazzo, e uno grasso viene sorpreso a rosicchiare un lembo stracciato e ripreso, poi con fatica lo fanno scivolare a terra, tra il faro e la ghiaia, col cliccare metronomico della fotocellula del vicino attivato dalla sua testa inerte. Leccano via il sangue con le lingue raspose, uno gli toglie il telefono dalla tasca con i denti e scrive “ARVTOAXASA TIAMO” (non è facile scrivere con delle zampe da gatto), poi dicono l’incantamento e lo inchiodano di nuovo dentro il suo corpo.

Quando apre gli occhi se ne sono andati, e lui si meraviglia d’essere vivo.
e pensa: che ci fa qui questo problema, non avevo ovviato?

Valle con sassi – la mia polo

Un giorno qualcuno, guardandomi,
Si chiederà se è meglio aggiustarmi
O lasciarmi in un cortile da qualche parte
A riempirmi di freddo
E di topi.